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Gelsomini di Marta Grima
La chiamata è arrivata oggi, andavo al lavoro con la metro. Scrollo la home di Instagram quando vedo comparire un numero sconosciuto sulla parte alta dello schermo. Di solito non rispondo ai centralini, eppure. Intanto l’altoparlante annuncia la fermata Bolivar. «Ciao Marco, sono Claudia». Claudia, Claudia. Non sarà mica…? «Sono la sorella di Milena» «Ciao Claudia» dico. «Scusa se ti disturbo. È importante!» «Che succede?» chiedo sollevando il busto. «Milena ha avuto un incidente stradale.» All’altro capo del filo singhiozzi, qui sangue immobile, freddo, respiro mozzato. Il suono registrato urla Tolstoj. E mi vengono in mente: Anna Karenina, treno, suicidio.…

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Le pianelle di Márai di Andrea Scagliarini
Cosa spinse, nel 1968, lo scrittore ungherese Sándor Márai a trasferirsi al civico 34 di Via Trento a Salerno, nel quartiere popolare di Mercatello? Google Maps fotografa uno di quei complessi abitativi anonimi nella periferia est della città che sembrano uscire da un manuale di architettura sovietica anziché dalla fantasia di un architetto italiano. A Salerno, lo scrittore visse un’esistenza anonima, fino al 1980. Poi stabilì di ritornare per sempre negli Stati Uniti, dove decise di sbarazzarsi della sua vita con un colpo di pistola. Non conosco l’ungherese, ma provo a immaginare il suono della sua lingua straniera durante l’assemblea…
