
Non mi devi necessariamente intrattenere.
Devi iniziare vicino alla fine.
Su che cosa vuoi aprirmi gli occhi?
Quando racconti una storia di 10 minuti a un amico, usi le parole più semplici che conosci; perché non fai lo stesso con me che, mentre leggo, non posso nemmeno interromperti per farti una domanda?
Se un pezzo importante di racconto lo fa chi legge, tu che scrivi che ruolo hai?
Un racconto, per quanto brevissimo, è pur sempre una forma di comunicazione.
Chi vuole impressionare mentre scrive un racconto nel 90% dei casi finisce per impressionare solo se stesso.
Scrivere un racconto non è come scalare una collina anziché una montagna.
Inserire troppi personaggi in un racconto molto breve è come invitare 15 amici in una stanza di 10 mq: devi conoscere tanti trucchi per farli stare bene.
Un personaggio ha un nome, ma se è solo il suo nome è troppo poco.
Scrivere un racconto è come giocare a calcio in un corridoio: qualcosa si deve rompere.
Meno scrivi, più visione devi avere: una buona short story apre a più domande.
Il fatto che non mi debba necessariamente intrattenere non vuol dire che puoi permetterti di non farti capire.
Iniziare vicino alla fine non vuole dire scrivere con l’ansia.
Fumare 1 sigaretta al giorno è meglio di fumarne 20; in ogni caso, nell’unica sigaretta che hai fumato oggi non ci sono le vitamine: pensaci quando sei in procinto di scrivere un racconto.