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Il suddito di Gianandrea Frighetto
Ero di nuovo a casa di mamma, a Jhansi. Il salotto profumava di curcuma e sotto la statua di Ganesh non c’era più il divano ma una cassa funebre. Mi affacciai all’interno e incrociai lo sguardo limpido di Elisabetta II. Alzò le mani guantate per aggiustarsi la corona sopra i riccioli brizzolati, le rughe tra le sopracciglia piegate presagio di brutte notizie. Socchiuse le labbra, ma fu una voce frammentata dalla linea telefonica a percuotermi le orecchie: London Bridge is down. London Bridge is down. Mi svegliai con le guance che pizzicavano per le lacrime. Anzi, fu il piede di…

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Una ragazza di Donata Cucchi
Quello che ricordava di più era il sollievo. Non la vergogna del dopo, ma il sollievo del mentre. Il calore tra le cosce, mentre l’urina si spandeva nel bagno. Ripensava alla meraviglia di quella chiazza che, inesorabile, si allargava a terra. Solo successivamente si era resa conto che la porta del bagno era rimasta socchiusa e qualcuno avrebbe potuto vederla. Non si era neanche sfilata i jeans. L’aveva lasciata uscire così, dove si trovava, come si trovava. Era riuscita a quel punto a chiudere la porta prima che dal locale qualcuno potesse vederla. Per i vestiti però non c’era stato…
