
Affacciata alla finestra, vedo Cugino nel cortile. Si arrampica sulle scale dello scivolo arancione fluo e si lascia cadere dall’altro lato. Io in cortile non ci posso stare: ho il vestito nuovo sotto al grembiule di scuola e le trecce che Mamma mi ha fatto stamattina. Poi si arrabbia se sudo.
«Cosa ci doveva capitare», dice Zia. Il vento gonfia la tenda e la stoffa invade il salotto.
Il guizzo bianco attira lo sguardo di Nonna, sprofondata nella poltrona.
«Proprio a noi doveva succedere», sussurra Altra Zia.
Mamma sbuffa: «La volete finire, tutte e due? Adesso conta solo che lei stia bene».
«Sì», Zia annuisce, «adesso arriva Dottore».
«Sì», ripete Altra Zia, «ora viene Dottore e tutto si risolve».
Nonna non parla. Un bottone slacciato della camicia da notte con le stelline mostra la rete di rughe che corre tra il collo e il seno. Sulla stoffa, tra una stellina e l’altra, c’è qualche gocciolina di sangue.
«Ma com’è potuto succedere? Nessuno si è accorto di niente?», chiede Zio. Si asciuga con un fazzoletto la fronte sudata, è stato il primo ad arrivare perché il suo ufficio è il più vicino a casa di Nonna. La badante, in piedi tra la poltrona e la porta, si fa piccola piccola:
«Stamattina lavatrice ancora rotta. Tutto il tempo in lavanderia lavare a mano panni. Signora rimasta sola poco poco tempo».
Zio si alza in piedi, si aggiusta gli occhiali: «Quindi l’hai lasciata sola».
Zia lo guarda storto: «Non ha senso prendersela con lei. Piuttosto, la lavatrice avrebbe dovuto essere aggiustata la settimana scorsa, come avevo detto. La casa cade a pezzi, c’è disordine ovunque. Ho persino sentito un brutto odore, entrando».
«Vedi di non cominciare», dice Mamma.
«Era una donna così intelligente», la voce di Altra Zia è lamentosa. Ha gli occhi pieni di lacrime. Si volta verso di me: «Voi siete troppo piccoli per ricordarlo, ma leggeva molto e amava viaggiare. Con lei si poteva parlare di tutto».
Poi smette di parlare, piange in silenzio sul divano.
«La lasciamo troppo tempo da sola», dice Zia.
«Parli proprio tu, che non ci sei mai», dice Mamma. Riconosco la voce di quando è arrabbiata.
«Ho il bambino piccolo e il lavoro. Oggi, comunque, sono corsa appena mi avete chiamata.»
«Ci mancherebbe, non volevi nemmeno venire?»
«Abiti più vicino di tutti noi. Sei tu che non ci sei mai.»
«Non ti rispondo nemmeno.»
Nonna, minuscola sulla poltrona, guarda sempre fuori dalla finestra. Mentre Mamma e le Zie litigano fa un colpo di tosse secco, si china in avanti e sputa qualcosa per terra. Mi abbasso per raccoglierla. Mamma fa prima di me, mi dà uno schiaffo sulla mano e grida: «Per carità, che schifo!».
La cosa cade di nuovo sul pavimento. È un ossicino piccolo e bianco, un po’ sporco di sangue. Anche la bocca di Nonna è sporca di sangue. Altra Zia mi allunga un fazzoletto e io piano piano gliela pulisco.
«Fai fare alla bambina, non ti vergogni?», dice Mamma e Altra Zia non risponde.
Mamma mi strappa il fazzoletto dalle mani e va verso la cucina con il braccio teso davanti a sé e il fazzoletto insanguinato che le pende dalle dita. Torna con scopa e uno straccio, in fretta fa sparire l’ossicino. Suona il campanello e Altra Zia corre ad aprire. La sentiamo dire, di là nell’ingresso: «Finalmente, vi aspettavamo».
Rientra in salotto insieme ad Altro Zio e Dottore.
Dottore chiede scusa per il ritardo: «Purtroppo sapete che in ambulatorio prima di quest’ora non riesco mai a finire».
«Possiamo offrirle un caffè?», chiede Zia e con la mano si aggiusta le pieghe della gonna. Dottore scuote la testa: «No, grazie, vado di fretta.».
Appoggia la valigetta sul tavolo da pranzo, si avvicina a Nonna e le sorride: «Allora, come andiamo?», Nonna non risponde. Segue con gli occhi i movimenti della tenda.
«Se ho capito bene,» chiede Dottore, «la signora ha fatto indigestione mangiando del pollo?».
Nessuno risponde. Mamma indica un mobiletto accanto alla poltrona di Nonna. Sopra c’è una gabbia per canarini. Dottore si china: la vaschetta dell’acqua è piena e il trespolo trema a causa del vento. Vede che la gabbia è vuota. Sul fondo della gabbia una piuma azzurro chiaro.
Dottore si volta verso Mamma e lei annuisce. Un colpo di vento più forte degli altri attorciglia la tenda su se stessa come la lingua di un serpente. Nonna la guarda e ride.