
«Lo sapete come sono Ruben e Cla»
«Cattolici? Strani?»
«Sì, anche. Un po’ controversi»
«Sicuramente pieni di soldi», commentò Solana, senza smettere di scorrere col pollice lo schermo dell’IPhone, «e con un’idea tutta loro di come spenderli»; mora e pallida, guidava un gruppo di trentenni scarni vestiti di jeans riciclato e buccia di mela. Dietro di lei, Dario ridacchiò.
«Se ci pensi, è un po’ come avere un animale esotico. Da noi è per pochi, ma ci sono posti del mondo dove letteralmente ci inciampi per strada.»
«Possedere animali esotici, infatti, è immorale.»
L’unica a distinguersi nell’abbigliamento era Ginny, che indossava pantaloni cargo di tessuto tecnico e una camicia bianca di lino, più un cappello beige decorato con un sospetto nastro giallo. Nell’ultimo anno aveva speso un migliaio d’euro in consulenze di styling per sentirsi sempre adeguata al contesto, solo che di quel contesto non sapeva niente: nella loro bolla nessuno aveva ancora celebrato un evento del genere. Solana le aveva confessato di non aver dormito per un mese dopo la notizia. Era sicura che la colpa fosse tutta di Cla e che quel coglione di Ruben si fosse fatto manipolare. Figuriamoci, le aveva detto ciucciando una sigaretta elettronica al THC, lei non è mai andata in terapia. Ti rendi conto? È sicuramente una Narcisista. Solo una Narcisista farebbe una cosa del genere. La solita esagerata, aveva commentato poi Ginny in privato con Dario, durante uno dei loro momenti d’intimità-non-necessariamente-sessuale; lo sapevamo fin dall’università che Ruben era fatto così. Ti ricordi come ne parlava? Diceva che è una scelta valida se fatta consapevolmente, che il punto non è tanto rigettare a priori il Vecchio Sistema quanto avere la libertà di scegliere ciò che, per ciascuno di noi, è valido in quel Sistema potendone rigettare il resto. Sì, aveva risposto Dario massaggiandole le spalle, lo sapevamo tutti che era fatto così. Adesso camminava qualche passo dietro di lei, ammirato dalla sua integrità morale e incorrotta coscienza politica. La città, perfino in Prima Campagna, era una fornace. La metro li aveva lasciati a cinquecento metri di distanza da casa degli amici: da lì in poi le linee erano in disuso e piuttosto che cercare un Uber, introvabile di domenica mattina, avevano preferito camminare. Avevano portato borracce, cappelli e occhiali da sole, ma furono comunque impreparati ai cinque gradi di differenza e al sole spietato che li aspettava una volta emersi dal tunnel. Alla loro sinistra, per chilometri, non si vedevano altro che palazzi, vetro, cemento, gli intonaci ormai spazzati da vaste pennellate bianche dove il sole e il vento avevano compiuto il loro dovere, e poi sprazzi di verde nei punti in cui le chiome degli alberi avevano sfondato i muri che un tempo le contenevano. Qualche ciuffo d’erba e uno steccato segnavano la strada per la Prima Campagna.
«Di certo non capisco, se sono tanto ricchi, perché continuano a vivere qui», Dario alzò la testa per ammirare le interminabili file di pale eoliche che li sovrastavano con il loro elegante swoosh, «Ormai ci stanno solo i vecchi. È caldo, è brutto…non mi sembra un ambiente sano.»
«Credo l’abbiano fatto per rimanere vicino ai genitori di lei», rispose Ginny, raggiunta da uno sbuffo di Solana; «Sai, per avere tutto l’aiuto possibile eccetera.»
«Ha senso. Non sono influencer loro, non lo fanno per le monetizzazioni. Quella roba fa schifo anche a me, è proprio l’emblema del lusso, fottersene totalmente della sostenibilità delle proprie scelte soltanto per sbatterti in faccia che possono. Ma qui…» Dario percorse con gli occhi lo scenario desolato intorno, così diverso dagli atolli degli influencer e perfino dal suo Nido 20×10 autoalimentato; «mi sembra che la motivazione di fondo sia diversa».
Continuarono a camminare in silenzio per un po’, ciascuno alla ricerca di motivazione dentro di sé, ognuno consapevole di essere gemmato dalla stessa necessità che adesso giudicavano insostenibile ed eccentrica. Quando le raggiunsero, sudati e accaldati, le villette sembravano quasi invitanti, strette le une alle altre, ciascuna con un fazzoletto di prato dove crescevano fiori di tarassaco, nepeta ed erba cipollina; le porte erano verniciate di rosso, quella di Ruben e Cla contrassegnata da un grande fiocco rosa.
«Bene», disse Dario, rompendo l’attesa. «Credo che ci siamo!»