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La mia impresa di Alessia Marchiori
«Vicentini, dritte quelle spalle, sguardo fiero, ubbidiente». «Vicentini, ancora non ha terminato il compito? Il Duce ci vuole celeri ed efficienti». «Vicentini, i libri di testo vanno tenuti con cura, siamo alla Scuola del lavoro, non in un pollaio di Rio Albo!». Che poi quella, sarebbe stata casa mia. E così avanti tutto il giorno. La maestra Elvira aveva fianchi da giumenta che strofinavano le nostre divise quando si spostava tra i banchi e un petto appuntito che noi ragazzi imitavamo, appena si girava per tornare alla lavagna. Mio papà diceva che era una povera zitellona, una ciarlatana. Per me…
